lunedì 15 ottobre 2012

Il bluff di Israele è fallito?


Sembra che il vento sulla questione nucleare iraniana stia cambiando decisamente.

Dopo mesi e mesi di tamburi di guerra, che sembravano voler obbligare gli Stati Uniti a cadere a tutti i costi nella trappola di un attacco militare all'Iran, da Israele arrivano segnali più tranquillizzanti.
Pochi giorni fa il governo israeliano ha riconosciuto, tramite i media nazionali, che gli iraniani stanno effettivamente destinando almeno un terzo dell'uranio arricchito per l'utilizzo di tipo medico. A sua volta - hanno ammesso - non esiste conferma che la fatidica soglia del 20% di arricchimento, che separa l'uso pacifico da quello potenzialmente bellico, sia stata effettivamente superata.

Proprio due giorni fa, durante il dibattito fra i candidati alla vicepresidenza, Joe Biden ha detto chiaramente che "non solo l'Iran è ancora lontano dal confezionare una bomba atomica, ma poi non avrebbe comunque un'arma su cui montarla". [...]


Biden ha anche aggiunto che "su questo tipo di informazione, i servizi segreti americani e quelli israeliani concordano al cento per cento".

Nel frattempo in Israele stavano aumentando le voci di preoccupazione per un attacco unilaterale, dopo che il capo delle forze armate congiunte americane, Martin Dempsey, ha dichiarato che "non vorrebbe mai rendersi complice di un attacco unilaterale da parte di Israele all'Iran". Parlando chiaramente per conto di Obama, Dempsey aveva aggiunto che "gli USA hanno certamente la capacità militare per rallentare la corsa all'atomica dell'Iran, ma non necessariamente quella di fermarla del tutto".

Traduzione: un paio di bombe possiamo anche tirarle, ma di un'altra guerra con invasione armata non se ne parla nemmeno.

Questa frasi, pronunciate da Dempsey a Londra lo scorso 30 agosto, sembrano aver radicalmente cambiato gli umori in Israele, dove ora si comincia a parlare di tempi molto più lunghi per la "risoluzione" della crisi iraniana.

In ogni caso, conoscendo i personaggi in questione, rimane saggio tenersi pronti ad un improvviso colpo di coda, che nel caso arriverebbe - ovviamente - prima delle elezioni presidenziali. Ovvero, nelle prossime due o tre settimane.

Massimo Mazzucco

Fonte The Real News .

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